Ti va di fare quattro chiacchiere con Vincenzo?

“Federico, mi guardi su Wikipedia

se sotto la voce di “ristoratore superfighissimo” c’è la mia faccia?”

Non era proprio così, ma ci sembrava un bell’attacco per questo nuovo blog post interamente dedicato al nostro Vincenzo. O forse fa schifo. Vabbè ormai siamo online quindi ce lo teniamo così.

Che poi siamo onesti, se l’attacco non ti dice niente, ti sei perso un grande pezzo di rap italiano. Se invece ti ha fatto venire in mente un ragazzo rasato con la canottiera nera, ti vogliamo bene.

Ma bando alle ciance!

La scorsa settimana abbiamo fatto un salto al Camavitè per scambiare quattro chiacchiere con Vincenzo. Una mini intervista per farci spazio nel suo universo e scoprire qualcosa in più sulla sua isola felice.

Sono poche domande, è vero, ma secondo noi rispecchiano perfettamente la sua idea di ristorazione, di ospitalità e di professionalità.

Adesso lasciamo la parola a lui, ci risentiamo a fine intervista!

Storia di famiglia, di mare e di Puglia: un tuffo nell’isola felice del Gargano

“Se il Camavitè fosse una persona, come lo immagineresti?”

Ti direi un’anima libera, un rocker. Così, su due piedi, mi viene in mente il cantante dei The Doors. Una persona fuori dalle regole, poco convenzionale e all’apparenza aggressiva che, però, nasconde dentro di sé un’anima serena, quasi fosse uno spirito zen.

“Cosa significa Camavitè?”

Eh, eh, eh… Dipende a chi lo chiedi! Quando lo chiedono a me rispondo che Camavitè significa “vita spensierata” in un antico dialetto spagnolo.

Il segreto è dare sempre risposte molto equivoche, in modo che nessuno sappia cosa significhi veramente. Così facendo si dà vita a un mito, a una leggenda.

Ognuno dà la risposta che vuole. Ognuno vede in Camavitè le cose che desidera.

“Sì ma, in tutto ciò, il Camavitè cosa fa?”

C’è il ristorante, che mi piace definire come la nostra grande vetrina, la nostra punta di diamante.

Ci sono le dimore. Poi è nata la dispensa, dove raccogliamo tutti i prodotti che usiamo per cucinare. Qui puoi trovare una ricetta, puoi abbinare il vino o la birra, puoi assaggiare il pesto di cime di rapa, la salicornia, una buona passata di pomodoro, la pasta – il fiore all’occhiello di un piccolo (ormai neanche troppo!) pastificio del Gargano.

L’idea dietro la dispensa è quella di farti continuare a vivere l’esperienza Camavitè anche quando lasci il Camavitè. Un’opportunità per portare il nostro mondo a casa tua.

“Ok, dal punto di vista dell’operatività è tutto chiaro. Ma dal punto di vista concettuale, cosa rappresenta il Camavitè?”

Io ho sempre immaginato il Camavitè come un simbolo di libertà, un locale sempre aperto – quest’anno addirittura dalla colazione. Una sorta di isola felice.

Il fatto è che quando un ospite varca la soglia del Camavitè, la maggior parte delle volte dice frasi del tipo “mi sembra di essere in un altro posto” oppure “ma veramente siamo a Peschici?”.

Sarà l’ambiente diverso, il verde, il rumore del mare… Uagliù, siamo a Peschici veramente eh!

La verità è che quando ti emozioni davanti a un paesaggio, a un piatto o a un bicchiere di vino beh, è come se fossi a un appuntamento con te stesso. Ecco, il Camavitè non è altro che un piccolo microuniverso in cui le persone ritrovano se stesse.

“Chi è il cliente Camavitè?”

Quando abbiamo creato il Camavitè non abbiamo mai pensato “è un locale per turisti” o “è un locale per persone del posto”.

Io avevo semplicemente immaginato un luogo in cui le persone potessero star bene: niente cene su turni, niente orari scomodi… Insomma un luogo dove entrare e uscire a qualsiasi ora.

Pensa alle persone che non vivono qui e hanno la fortuna (o sfortuna) di lavorare 12 mesi all’anno.

Io se fossi in loro vorrei godermi una vacanza senza pensieri, vorrei trovare una struttura che mi accolga e soddisfi il mio bisogno di libertà, senza dover sottostare a orari e schemi. Insomma, vorrei staccare la spina sul serio.

Per chi vive qui, invece, è molto più facile fare una pausa. Alla fine ti basta un weekend, no?

Ecco, nel tempo ci siamo accorti che il Camavitè è più apprezzato dalla prima categoria, da chi è totalmente assorto nella routine e d’estate ha solamente bisogno di spegnere il cervello.

“Cos’è che ti motiva a portare avanti e a rendere sempre più strutturato questo progetto?”

Sentirsi costantemente motivati è qualcosa di estremamente difficile.

Personalmente non riesco a immaginare un’esistenza al di fuori di questo posto, quindi forse mi viene spontaneo migliorarmi e perfezionarmi continuamente. A me come a tutte le persone che hanno a che fare con questa attività.

Certo, i tempi cambiano e si evolvono in maniera rapidissima. Negli ultimi anni abbiamo assistito a dei cambiamenti incredibili e questo mi ha spinto ancor di più a rivedere la mia idea di ospitalità.

Per me oggi è prioritario offrire un’esperienza a 360 gradi: Camavitè è molto più che mangiare e dormire, è un momento di condivisione e di intreccio di esperienze.

Pensa che bello se durante il tuo soggiorno al Camavitè potessi pranzare con noi, fare la spesa con noi, andare a fare un giro con mio padre o magari fare un salto in campagna quando è il tempo delle olive… Insomma vivere come viviamo noi.

Sia ben chiaro, con questo non voglio dire che la nostra quotidianità è migliore di quella degli altri, semplicemente è un modo vivere che apprezziamo e che vogliamo condividere con chi viene a trovarci.

È il nostro personalissimo modo di farci capire meglio e di condividere con gli ospiti la nostra visione della vita e delle cose che, per noi, realmente contano.

È durata troppo poco, vero?

Saremmo stati ore a chiacchierare con Vincenzo, peccato ci abbia cacciato per iniziare a preparare i tavoli!

Scherzi a parte, è stato bello farci raccontare qualcosa di più intimo e personale sull’isola più felice del Gargano.

Se ti va, condividi questo articolo su Instagram, su Facebook, via mail, su una cartolina, col piccione viaggiatore… Insomma scegli il mezzo che vuoi, basta che lo condividi, così Vincenzo capirà che hai apprezzato!

Ci sentiamo presto uagliù!