Di risotti gialli, treni per Roma e piatti itineranti: il Ri | Sotto Marino del Camavitè

Hai mai provato a chiedere a un romano qual è la cosa più bella di Milano?

Non per spoilerare niente, ma sappi che al 99% la sua risposta sarà la seguente: er treno pe’ torna’ a Roma.

Che scemi!

Folclorismi a parte, abbiamo fatto la stessa domanda anche a Vincenzo e sai cosa ci ha risposto? Er treno pe’ torna’ a Peschici!

No, non è vero, ci ha risposto “il risotto alla milanese!”.

Cosa c’entra un peschiciano con il risotto giallo

Era il 2015 e Vincenzo stava andando a Vercelli per assaggiare il suo primo risotto alla milanese. La sua fidanzata del momento, con la quale abitava a Casale Monferrato, aveva deciso di portarlo da Cinzia, la proprietaria di un ristorante noto per avere in carta più di venti risotti, tutti rigorosamente serviti nel “barattolo”.

È stato amore a prima vista.

Il risotto fu il “primo primo” che Vincenzo imparò a cucinare. Forse è per questo che è rimasto così legato a un piatto così geograficamente distante dalla sua tradizione gastronomica.

E forse è per questo che, tanti anni fa, ha deciso di inserirlo nella carta del Camavitè.

Una nuova vecchia entrata nel menù del Camavitè: il Ri | Sotto Marino

Chi ci conosce da un po’ (ed è già venuto a mangiare al Camavitè) conoscerà benissimo il Ri | Sotto Marino.

Un risotto alla milanese dall’inconfondibile colore giallo preparato con ragù intenso di cefalo garza d’oro dalla lunga cottura e arricchito con aggiunta finale di ostriche Cristalda crude, quelle sapide e delicate che piacciono tanto a Vincè.

Era buonissimo, fatto sta che Vincenzo a inizio stagione ha deciso di toglierlo dal menu.

Aveva in mente altro per uno dei suoi piatti del cuore…

Ci sono volute diverse sessioni di riflessione e qualche capello bianco in più per arrivare a una svolta e concretizzare la sua visione.

Voci indiscrete dicono che quel piatto stia per tornare sulle tavole vista mare del Camavitè già da fine luglio. Ci crediamo? Sì, perché a confessarcelo di nascosto è stata Mari, aka la nipote preferita di Vincenzo.

P.S. Questa è un’informazione confidenziale eh, quindi non condividerla con i nostri amici di Instagram, perché non se lo meritano (potevano leggere questo post, tiè!).

Ma bando ai rancori, cosa intendiamo con “concretizzare la sua visione”?

Vincenzo ha deciso di rendere quel risotto un piatto itinerante, una tela su cui dipingere esperienze, passioni e tradizioni. Un risotto da declinare settimanalmente con ingredienti di regioni e Paesi diversi.

Beh, alla faccia della visione!

Il nuovo Ri | Sotto di Vincenzo è un elogio alla contaminazione: un melting pot di influenze, sapori e profumi diversi, un simbolo di cammino iniziato e mai finito che si autoalimenta ciclicamente.

Che poi, se ci pensi, è molto coerente con l’evoluzione iniziale di questo piatto.

Se all’inizio c’era solo lo zafferano, col tempo si è aggiunto prima un brodetto di pesce azzurro, poi un ragù intenso di scorfano o cefalo. Solo alla fine sono arrivate le ostriche, quelle sapide e delicate.

Per darti un’idea dell’energia-mista-follia-mista-avanguardia di Vincenzo, una delle ultime volte che abbiamo preso il discorso il capo ci ha detto:

“Avevo immaginato un sushi Peschici-Milano con riso giallissimo, salmone e ostrica. Oppure un risotto con burro all’ostrica e katsuobushi a fine cottura. Mantecature al caciocavallo, salsa alle ostriche e foglia d’oro”

Più contaminato di così!

Noi, comunque, non vediamo l’ora che sia agosto per (ri)mangiare il risotto di Vincenzo. Non ci ha voluto svelare nulla, però siamo molto curiosi di scoprire l’itinerario che farà questo piatto così ambizioso ma allo stesso tempo così rispettoso della materia prima, da qualsiasi parte del mondo essa arrivi.

Tu che fai, vieni a farti contaminare con noi oppure preferisci er treno pe’ torna’ a Roma?